| Asti: confronto con il Comune sulle aperture domenicali |
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| Scritto da B.S. |
| Lunedì 05 Luglio 2010 00:00 |
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Panificatori sul piede di guerra ad Asti. L’amministrazione comunale ha emesso una “delibera sperimentale” che consente l’apertura domenicale e festiva alle attività artigiane e del piccolo commercio. Panificatori compresi. La delibera reca la data del 22 giugno ed è pervenuta alle associazioni di categoria il 30 giugno, provocando disappunto e decise reazioni. Giovanni Fongo, presidente del Gruppo astigiano provinciale panificatori artigiani - GAPPA, è particolarmente critico: “E’ come battere contro un muro di gomma”, dice, ricordando che nelle settimane scorse anche i panificatori, come altre categorie interessate, avevano espresso i propri dubbi, offrendo suggerimenti per soluzioni che potessero accontentare tutti. “Avevamo avuto colloqui con il sindaco, con l’assessore al Commercio... ma non è servito a niente. Ora stiamo concertando con gli altri la risposta da dare”. I panificatori, come le altre categorie che contestano la delibera comunale, sottolinea Fongo, non si oppongono alle aperture domenicali e festive: “Semplicemente”, dice, “vogliamo che si stabilisca una regola per non privare i panificatori del giusto riposo. In altre parole, chiediamo una turnazione, in modo che chi sta aperto la domenica possa restare chiuso in un giorno alternativo della settimana. Ma tutto deve essere chiaramente stabilito, per non lasciare spazio a interpretazioni errate” Fongo ha espresso il proprio disappunto anche in una nota ironicamente intitolata: “E’ questo quello che volevamo per il commercio astigiano”. “Grazie alla delibera del comune”, scrive Fongo. La grande distribuzione non aspettava altro, forte di avere a disposizione un numero di dipendenti da fa ruotare e tale da poter stare aperti 7 giorni su 7. A discapito del piccolo commerciante, che spesso è solo nella gestione del proprio negozio o al massimo aiutato con la moglie, e che si vede costretto a seguire le leggi di mercato, stare aperto e perdere il sacrosanto diritto, ottenuto con le lotte dei nostri predecessori, di stare almeno un giorno con la propria famiglia o con i propri figli. Oppure di poter riposare. O addirittura, cosa sicuramente difficile da capire se non si fa il nostro mestiere, avere la possibilità di dormire una notte”.
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