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Scritto da B.S.   
Mercoledì 21 Luglio 2010 15:29

Il fenomeno del pane surgelato proveniente dall’Est Europa arriva fino in Sardegna. Vecchiato: l’assenza di una regolamentazione chiara sta facendo perdere la pazienza ai  panificatori

prova_camionE’ ancora una volta allarme sul mercato per i panificatori artigiani italiani. Mentre si perpetua il silenzio delle istituzioni, mute da quattro anni sul regolamento attuativo della legge 248/06, che dovrebbe ridare ordine alla produzione e al commercio del pane, sta dilagando nel Paese il “falso” pane prodotto con impasti surgelati, provenienti per buona parte dall’Est europeo. E la situazione si fa sempre più difficile per i panificatori artigiani che, sottolinea il presidente della Federazione, Luca Vecchiato, “stanno perdendo la pazienza”.  

Il fenomeno dell’importazione di pane dall’Est era cominciato un paio d’anni fa nel Friuli-Venezia Giulia, meta di esportazioni di pane della Slovenia. La penetrazione ha poi toccato altre zone che si affacciano sull’Adriatico, come la Romagna, e ora sta investendo in pieno anche la Sardegna.  Il grido d’allarme lanciato nelle settimane scorse da Gianfranco Porta, presidente dell’Associazione provinciale panificatori di Cagliari, è stato raccolto e diffuso con grande evidenza dal quotidiano L’Unione Sarda, che gli ha dedicato un titolo davvero inquietante: “Il pane dell’Est invade la Sardegna” – Allarme delle imprese: il prodotto non è fresco ma surgelato.

“Solo il 7 per cento del pane venduto in Sardegna”, spiega Porta, è prodotto con grano locale”, mentre ogni giorno sul mercato  dell’isola “vengono immessi 300 quintali di pane surgelato proveniente dall’Est europeo che viene scaldato e venduto come fresco”.

Sono davvero tanti, 300 quintali. Poiché il consumo medio pro-capite di pane è, in Sardegna, di circa 130 grammi il giorno, significa che 231 mila cittadini, cioè il 13,9 per cento della popolazione dell’isola ((un milione e 669 mila anime), sono consumatori, spesso ignari, di questo prodotto che, secondo i canoni noti a tutta la popolazione italiana, vero pane non è. 

Sottolinea Porta: “Il problema è che il pane congelato arriva nei supermercati e viene venduto come appena sfornato, col risultato che i clienti ne sono attratti. Come se ciò non bastasse, sta capitando che anche qualche piccolo panificio acquisti il prodotto surgelato per spacciarlo come fresco”.  E’ la conferma di quanto gli organi rappresentativi dei panificatori artigiani di tutta Italia vanno paventando e segnalando da tempo ai vari livelli istituzionali: la mancanza di una organica legge “ad hoc” lascia spazio alle interpretazioni “fai da te” della normativa generale e dà libertà piena a chi ha interesse a intorbidare il mercato.

“Dopo la liberalizzazione introdotta dall’ex-ministro Pier Luigi Bersani, la situazione è peggiorata, perché tante persone hanno cominciato a improvvisarsi fornai”.

L’allarme che arriva dalla Sardegna segue di appena una decina di giorni quello del presidente del Sindacato provinciale di Ravenna, Giancarlo Ceccolini, che ha portato la propria denuncia anche davanti all’assemblea della Federazione, il 20 giugno scorso.

Proprio di questi giorni”, ha detto in quell’occasione, “noi a Ravenna stiamo subendo un nuovo attacco dalla grande distribuzione. Fino a ieri arrivavano pani precotti e surgelati, oggi stanno arrivando gli impasti crudi che, dopo la cottura, qualcuno pubblicizza anche come fresco,  perché sfornato a vista in laboratori dove si vede il banco, il pane che viene messo nelle teglie e quant’altro”.

Fino a qualche anno fa, prima che la liberalizzazione Bersani eliminasse la 1002,  c’era una possibilità di contrastare questa pratica: “La nostra ASL considerava la fase di lievitazione come  una fase della panificazione e, dunque, senza la licenza di panificazione, non si poteva fare. Poi...”.

Poi è arrivata la Bersani, legge 248/6,  che ha tolto certezze in cambio di una legge che non si può applicare perché il governo non trova il tempo di decretarne il regolamento.

I panificatori artigiani di tutta Italia sono sempre più esasperati per le incertezze e la confusione che caratterizzano il mercato da quattro anni a questa parte. La categoria si batte a tutti i livelli istituzionali perché finalmente possa diventare operante anche l’art.4 della legge Bersani, quello che dà valore giuridico alle parole”pane”, “panificio” e “pane conservato”.  E intanto provvede se stessa del “bollino bianco”, simbolo autocertificante che offre una garanzia diretta ai consumatori che si approvvigionano nei negozi che tale simbolo espongono. Ma l’indifferenza delle istituzioni nei confronti di un problema assolutamente vitale per la categoria, fa montare un malcontento che da molto serpeggia nel mondo dell’arte bianca e che, nel corso della recente assemblea generale della Fippa, aveva fatto dire al presidente Vecchiato: “Adesso basta”.

In realtà, la situazione è sempre più tesa. “Sarà estremamente difficile”, conferma oggi Vecchiato, “fermare una rivolta di categoria che si sta accendendo in varie parti del Paese. Quando l’immobilismo, più o meno voluto, mina la sopravvivenza di tante migliaia di famiglie che vivono di un lavoro onesto e faticoso, non si tratta più del’applicazione o meno di un regolamento; e allora nasce la protesta, forte, di una categoria che fino ad ora ha sempre usato per la propria difesa le “armi” del ragionamento, della trattativa, della comprensione. Ma i fatti ci dicono che forse, oggi, è venuto il tempo di utilizzare strumenti meno concilianti”.

Le parole di Vecchiato definiscono in sintesi una situazione che non è più tollerabile da parte dei panificatori artigiani italiani. Ogni giorno che passale aziende del comparto subiscono danno e si deteriora in questo modo un tessuto produttivo che ha da sempre rilievo socio-economico nel Paese. Il Governo ha deciso che debba essere lasciato morire per inedia?

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Luglio 2010 08:52