Qualche domanda ai legislatori
Il polemico
Scritto da B.S.   
Mercoledì 21 Luglio 2010 15:40

Il pane prodotto con pasta surgelato dilaga nel Paese. E’ causa di danni per i piccoli imprenditori della panificazione artigiana, ingenera confusione sul mercato e provoca disorientamento nei consumatori. Tutto questo non accadrebbe, o accadrebbe in misura assai minore, se la 248/6, cioè la Legge Bersani, fosse operante in tutte le sue parti. Ma, come ben sappiamo, non è stato mai emanato il decreto attuativo che darebbe valore legale alle indicazioni di “pane fresco”, “panificio” e “pane conservato”.  La legge, in questa parte, resta lettera morta e la situazione si va deteriorando sempre più rapidamente.

Ci sembra legittimo chiedere  le ragioni di questo atto mancato ai politici e ai funzionari (alti e meno alti) competenti in materia. Perciò: volete dirci per quali motivi vi ostinate a negare ai panificatori artigiani questo decreto, per loro vitale? I contenuti della 248/6, nella parte che riguarda i panificatori artigiani dimostra che il legislatore aveva ben presenti i pericoli di una liberalizzazione che non fosse, in qualche modo, bilanciata da tutele normative per la categoria. L’art. 4 è molto chiaro su questo tema. Ma, senza il decreto attuativo, non funziona. E il mercato del pane va sempre più trasformandosi in terra di avventure imprenditoriali “selvagge”. All’insegna dell’acchiappa-acchiappa e alla faccia del consumatore e di chi pratica il mestiere del fornaio con passione e con fatica.

Legittimo, a questo punto, porre anche un’altra domanda ai politici e ai funzionari (alti e meno alti) dei ministeri interessati: state prendendo per i fondelli la categoria?  Non è ipotesi da escludere, anche se non è facile identificarne i motivi, ma forse ci sono altri problemi dietro a questo ritardo, non più tollerabile da parte di chi vive del pane che produce e vende quotidianamente.   E’ possibile che, in qualche modo, l’incredibile iter del decreto che non arriva sia condizionato da  attività lobbistiche? Per esempio, da parte di chi sostiene gli interessi della panificazione industriale e quelli della gdo. In questo caso, vale la pena di ricordare che anche il comparto della panificazione artigiana ha peso non indifferente nel panorama socio-economico del Paese. Non per capacità lobbistica, certo, ma per la sua stessa consistenza. Ne fanno parte più o meno 25 mila imprese dalle quali, direttamente o indirettamente, dipendono le vite di quattrocentomila persone e rispettive famiglie. Tutti cittadini elettori, i quali si pongono la stessa domanda: perché? cui prodest? In altre parole: a chi giova il protrarsi di una situazione che, giorno dopo giorno, indebolisce un comparto storico dell’artigianato italiano, e minaccia di distruggerlo?

Abbiamo lasciato per ultima un’ipotesi più preoccupante di quella lobbistica: e se non avessero trovato il tempo di occuparsi del decreto in questione? Impegnati a dibattere, litigare tra loro, sbirciare nella vita privata degli avversari politici, parlarne male, confrontarsi con giudici curiosi e proporsi alle telecamere appena possibile, per dire ai cittadini come si devono i risolvere i problemi dell’Italia (ma non li abbiamo eletti per questo?)... Ecco, il tempo è quello che è, non si può pretendere.  Se così fosse, sarebbe davvero preoccupante per il futuro dell’Italia.